AMBIENTE & ENERGIA

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in edilizia di Bologna e Provincia

Risparmio energetico e fonti rinnovabili applicabili in edilizia, seminari, convegni e corsi professionali

corsi Edilizia Risparmio Energetico

24 consigli per risparmiare consumando meglio

 

Con piccoli gesti quotidiani si può risparmiare fino al 30% dei consumi di energia, in media 1.600 euro all’anno per ogni famiglia.

24 semplici consigli per ridurre fino al 30% il costo dell’energia delle famiglie e evitare ogni anno l’emissione di oltre 50 milioni di tonnellate di anidride carbonica, più della metà del deficit dell’Italia rispetto all’obiettivo fissato dal protocollo di Kyoto.

Per informare gli italiani su come possano risparmiare contribuendo contemporaneamente alla tutela dell’ambiente, l’Eni ha lanciato una campagna di sensibilizzazione per un uso più razionale delle risorse energetiche.

La campagna “30 PERCENTO. Consumare meglio, guadagnarci tutti” propone 24 consigli grazie ai quali ogni famiglia può raggiungere un risparmio fino a 1.600 euro annui. La Campagna di Efficienza Energetica Eni si basa su uno studio unico che consente di calcolare il valore effettivo di ogni singolo comportamento e quantificare, di conseguenza, il relativo risparmio.

Si tratta di consigli facilmente adottabili da tutti i cittadini, senza apportare modifiche consistenti allo stile di vita.
Dei 24 comportamenti individuati, 14 sono a costo zero - non comportano, cioè, alcun esborso per le famiglie - mentre altri 10 sono a "costo sopportabile e comportano un investimento che si ripaga in tempi brevi e che in molti casi può godere di sussidi e incentivi".
I consigli riguardano il modo in cui una famiglia “tipo”, di 4 persone, consuma energia in tutte le sue attività: quando riscalda la casa, illumina le stanze, quando guarda la televisione o si sposta con la macchina.

Ad esempio, se quando si viaggia in autostrada si mantiene un’andatura di 110 km/h anziché di 130 km/h si può risparmiare fino al 35% del carburante, 110 euro in un anno, senza una significativa perdita di tempo (solo circa 8 minuti in più su un tragitto di 100 km).

Un uso intelligente dell’aria condizionata in auto, ad esempio mantenendo una temperatura non troppo bassa o spegnendo il condizionatore un po’ prima di scendere, permette di ridurre dal 20% al 7% il sovraconsumo di carburante e risparmiare 55 euro all’anno.
Non lasciare gli elettrodomestici in stand-by, spegnendoli completamente dopo  l'uso, permette di risparmiare ogni anno oltre 50 euro, pari all’8% dei consumi di energia elettrica di una famiglia di 4 persone.


I consigli “salva ambiente e salva portafoglio” sono i seguenti:

In casa: piccoli gesti quotidiani
01 - Non lasciare gli elettrodomestici in stand-by
02 - Usare lampadine a basso consumo
03 - Installare i riduttori di flusso dell'acqua
04 - Installare valvole termostatiche sui termosifoni
05 - Usare la lavatrice e temperature basse (40/60°C)
06 - Usare la lavastoviglie solo a pieno carico
07 - Isolare il cassonetto delle persiane avvolgibili
08 - Non utilizzare l'asciugatura ad aria calda nella lavastoviglie
Risparmiare acquistando apparecchi efficienti
09 - Sostituire il vecchio frigorifero con uno nuovo più efficiente
10 - Sostituire la vecchia lavatrice con una nuova più efficiente
11 - Sostituire lo scaldabagno elettrico con uno a gas
12 - Scegliere una caldaia più efficiente
La regolazione della temperatura
13 - D'inverno tenere in casa una temperatura di 20° C
14 - D'estate ridurre l'uso del condizionatore in casa
15 - Usare correttamente l'aria condizionata in auto
Alla guida
16 - Mantenere una velocità moderata in autostrada
17 - Mantenere un'andatura regolare in città
18 - Utilizzare le marce alte
19 - Evitare di riscaldare il motore a veicolo fermo
Piccola manutenzione dell'auto
20 - Controllare la pressione dei pneumatici almeno una volta al mese
21 - Scegliere pneumatici "Fuel Saver"
22 - Scegliere lubrificanti "Fuel Economy"
23 - Non utilizzare accessori che penalizzino l'aereodinamica dell'auto
24 - Evitare carichi superflui in auto

Sul sito di Eni è possibile trovare, per ogni consiglio, un approfondimento con l’indicazione di come metterlo in pratica e dei risparmi annui derivanti dalla sua attuazione.
Sono forniti inoltre link utili.

Approvato il Piano Energetico Regionale per una politica di risparmio e di innovazione sul territorio

 

Fonti rinnovabili, nuove tecnologie, impianti di ultima generazione e sostegno concreto alla ricerca. In arrivo il nuovo strumento che mette in campo risorse per le imprese in nome dell'efficienza energetica.


Bologna, 15 novembre 2007 - Trenta milioni di euro all’anno per tre anni.

A tanto ammonta il fondo per gli interventi del Piano energetico regionale, approvato dall’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna, al quale si aggiungeranno le risorse per 80 milioni di euro in cinque anni dei programmi europei già attivati per la regione.

"Siamo la prima regione italiana - ha detto l’assessore alle Attività produttive Duccio Campagnoli - che con questo Piano e con la legge regionale già approvata si dà strumenti concreti per promuovere nei territori la nuova politica energetica, per consumare meno e meglio e con un sistema energetico più efficiente e pulito".

 

Con il Piano energetico regionale la Regione assume direttamente la responsabilità di una programmazione che considera insieme bisogni energetici e bisogni ambientali; e quindi individua, settore per settore, dall’industria all’agricoltura, dai consumi energetici nella case al sistema dei trasporti, gli obiettivi necessari alla svolta richiesta dal protocollo di Kyoto.
"Costruiamo così una parte del nuovo piano generale di sviluppo della nostra regione, che deve continuare a crescere ma secondo modalità innovative e sostenibili" ha precisato Campagnoli.

Tra gli interventi in agenda il sostegno agli investimenti per l’efficentamento energetico nelle imprese e per la dotazione di fonti rinnovabili nelle aree industriali; incentivi all'attivazione diffusa di piccoli impianti (fino a 3 megawatt) che usino biogas o biomassa nelle imprese agricole; il sostegno alla ricerca che si svolge nelle Università e nei Centri Enea e Cnr dell’Emilia-Romagna rivolta in particolare ai nuovi combustibili, alle nuove tecnologie per il fotovolotaico, ai sistemi di cattura della CO2; e la partecipazione ai programmi di ricerca europei per il nucleare di quarta generazione e di fusione.

Fonte: Agenzia Regionale


Allegati
Delibera dell'Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna
n. 141 del 14 novembre 2007 [File pdf - 6536 kB]

 

L’attestato di certificazione energetica in italia e in europa

 

ILD.Lgs. 192/2005 successivamente modificato dal D.Lgs. 311/2006, al fine di migliorare le prestazioni energetiche degli edifici per un più generale contenimento dei consumi di energia, ha introdotto l’obbligo di allegare agli atti notarili recanti trasferimenti di immobili a titolo oneroso, l’attestato di certificazione energetica.

Tale documento attesta i dati relativi alla quantità annua di energia effettivamente consumata, ovvero presumibilmente necessaria per soddisfare i vari bisogni connessi ad un uso standard dell’edificio (compresi la climatizzazione invernale ed estiva, l’acqua calda per usi igienico-sanitari, la ventilazione, l’illuminazione). In attesa, peraltro, dei necessari decreti attuativi e della emanazione delle “Linee guida nazionali”, in sostituzione di tale documento occorre allegare agli atti notarili un attestato di “qualificazione” energetica. Sostanzialmente, un documento con le medesime caratteristiche e finalità innanzi precisate, redatto da un professionista qualificato (cioè abilitato alla progettazione o alla realizzazione dell’edificio) e asseverato dal Direttore dei lavori.

Le conseguenze della mancata presentazione (e allegazione all’atto notarile) dell’attestato in parola sono molto gravi: la dichiarazione di fine dei lavori è “inefficace a qualsiasi titolo”; e l’atto notarile è nullo (la nullità può essere fatta valere solo dall’acquirente). Già in vigore per gli edifici realizzati in virtù di permesso di costruire richiesto dopo l’8.10.2005, dal primo luglio scorso (2007) l’attestato è obbligatorio anche per i trasferimenti di interi fabbricati – sebbene costruiti prima dell’8.10.2005 – aventi una superficie utile superiore a 1000 mq. Dall’1.7.2008 sarà obbligatorio per il trasferimento di interi fabbricati anche inferiori a 1000 mq; dall’1.7.2009 si applicherà a tutti i trasferimenti di qualsiasi tipo di immobile, quale che sia l’epoca di costruzione.

L’attestato non è necessario per i beni culturali, per gli immobili industriali, artigianali ed agricoli non residenziali; per i fabbricati isolati di superficie inferiore a 50 mq. Tuttavia sul D.Lgs. 311/2006 sono ancora diversi i nodi da sciogliere: vanno definite le caratteristiche dei certificatori, il loro percorso di accreditamento, gli strumenti e le norme per certificare edifici già costruiti ed edifici di nuova costruzione, e infine l’armonizzazione tra legislazione nazionale e regolamentazione locale. Gran parte di questi nodi dovrebbero essere sciolti dalle linee guida, per le quali risulta terminato l’iter “tecnico”.

Analoghe difficoltà si riscontrano anche in ambito europeo. Sulla figura e il ruolo dei certificatori l’Europa si divide sostanzialmente su tre posizioni: in Portogallo, Polonia e Regno Unito, i certificatori sono di fatto liberi professionisti che rispondono, attraverso associazioni di categoria, direttamente all’amministrazione centrale, senza mediazione con gli enti locali. Gli Inglesi hanno assegnato la missione ai cosiddetti “periti di stima”, i tecnici che stimano il valore finanziario dell’immobile, anteponendo gli aspetti economici a quelli di ecosostenibilità.La formazione quindi è delegata a iniziative di categoria. In questo modello il professionista emette il certificato e se ne assume tutte le responsabilità, con un primo livello di controllo a carico degli Ordini, e un secondo livello a carico della centralità amministrativa, con i consueti rischi di autorefenzialità insiti nelle lobby professionali. In Olanda, Svezia e Finlandia, l’approccio è diverso: la figura centrale è l’azienda specializzata nella valutazione/ certificazione secondo norme nazionali ed internazionali. Si tratta di strutture operanti sul libero mercato, con autorevoli marchi dotate di competenze interne in molti settori dell’ingegneria, della tecnologia e della ricerca. I certificati vengono emessi direttamente dall’azienda, che espone sul certificato stesso il marchio.

L’azienda viene riconosciuta dall’amministrazione centrale attraverso un percorso simile a quello italiano del Sincert ( il Sistema nazionale per l’accreditamento degli organismi di certificazione). Questo approccio ha il vantaggio di affidare a meccanismi di mercato la selezione delle aziende di certificazione; i marchi sono già visibili in altri contesti tecnologici (Imq, Bureau Veritas, Vde ecc.), e operano come istituti di prova, o per le certificazioni ISO 9001, 14001 ecc. Una terza posizione prevede che i certificatori agiscano come soggetti individuali, ma accreditati dalle amministrazioni locali, alle quali compete l’emissione del certificato e della targa, con il codice colori “leggibile” dal cittadino, con la classe energetica di appartenenza. Il modello prevede che i percorsi di formazione dei tecnici certificatori siano sotto il controllo dell’ente locale (ad es. la Provincia), che ne gestisce quindi gli elenchi.

Questo è il modello, adottato in Germania ed Austria, assimilabile agli scenari della Provincia di Reggio Emilia e di Bolzano. Quale sarà il modello descritto nelle linee guida del D.Lgs 311? Bisogna ovviamente tener conto della specificità italiana, e dei ritardi attribuibili alle lacune attuative del D.Lgs. 192, che hanno lasciato spazio legittimamente occupato da esperienze ormai consolidate. E’ probabile che i tecnici del Ministero identificheranno nei professionisti degli Ordini i futuri certificatori, lasciando però alle amministrazioni locali, e in particolare alle regioni, la possibilità di regolamentare.

In assenze di regole regionali il singolo professionista potrebbe essere emettitore e completo responsabile del certificato stesso. Dove invece l’ente locale (Comune o Provincia) abbia strutture e regolamentazione chiara, l’ente stesso potrà emettere il certificato attraverso rapporti con i professionisti, ma anche con enti pubblici opportuni (Enea, Cnr ecc.) o con agenzie private, presumibilmente certificate Sincert. Ci si può aspettare che anche la figura dell’Energy manager, in particolare per aziende private ma anche per fabbricati di proprietà pubblica, possa emettere il certificato. In questo senso, la platea dei certificatori sarebbe la più vasta possibile, salvo poi affinare i meccanismi di selezione dopo un primo periodo di sperimentazione. La formazione dei certificatori sarebbe una responsabilità diffusa, senza eccessivi vincoli, in cui il mercato agirebbe da regolatorio. Un consiglio però ci sentiamo di darlo: Se si ha bisogno di certificare un edificio complesso, meglio rivolgersi a soggetti formati e specializzati.

 

Articolo riportato per gentile concessione da:



 

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